Ci sono dei momenti in cui prenderei e manderei tutto all'aria, senza esitazione, compresa me stessa, ma, probabilmente, il poco coraggio che mi contraddistingue mi permette di farlo. Questo inutile blog è una delle tante cose che, volentieri, manderei all'aria, eppure è ancora aperto e io mi ritrovo qui, seppure dopo mesi, a scrivere.
Ho sempre amato il Natale, come tutti i bambini probabilmente. Non perchè ricevevo montagne di regali, che non ho mai ricevuto, e nemmeno perchè mangiavo chissà quali prelibatezze, visto che tutto sommato il menù di Natale a casa dei miei nonni, dove solitamente trascorrevo le feste, poteva essere equiparato a quello di una domenica qualsiasi, tranne che per la quantità e la durata. Ciò che amavo del Natale era la compagnia, lo stare tutti insieme con zii e cugini a casa dei nonni, era una vera festa per noi, giocare per tre giorni di fila, ventiquattro, venticinque e ventisei dicembre. Un tour de force in cui ci calavamo con ogni energia possibile e da cui uscivano stremati ma soddisfatti, oltre che sazi.
Eravamo davvero tanti e non usavamo scambiare regali tra di noi, ci sarebbe voluta una quantità di denaro spropositata, ma poco importava per me allora. Lo scambio dei regali sotto l'albero era una tradizione vista perpetuarsi solo in certi melensi film americani, allora, e la mia realtà di piccola cittadina sicula era davvero lontana chilometri da quella luccicante ed effimera situazione.
Mi bastava davvero poco, allora, e amavo sinceramente questo momento di festa e di riunione. Ma le cose cambiano si sa.
E ora posso anche dire di cominciare a odiare questo periodo dell'anno, o quanto meno di cominciare a prenderlo a sincera antipatia anche se, ciò che davvero ho più ad antipatia, o forse proprio odio, è il mio essere riuscita a farmi condizionare. Più si cresce e si conoscono persone e più ci si infila con tutte le scarpe in convenzioni sociali meccaniche e assolutamente idiote che, però, più o meno tutti ripetono a oltranza, tramandaole come la migliore della tradizioni da padre in figlio o da cittadina a cittadino.
Il Natale, a causa di questi condizionamenti, mi sembra essere diventato improvvisamente il giorno dello sfoggio. Si sfoggiano abiti costosi, si sfoggliano i regali migliori, si sfoggia la tavola imbandita alla ricerca solo del compiacimento personale, in un assurdo gioco di ruoli coperti da larghi sorrisi ipocriti e da auguri tinti da un dorato accecante.
E io, piuttosto che pretendere che qualcuno si adegui a me, ho preteso da me stessa d'adeguarmi a questa realtà in cui, per altra scelta, mi sono immersa, seppure inconsapevolmente.
Incontrare altri essere umani, crescendo, significa incontrare nuovi mondi e io mi sono sempre aperta alle scoperte e mi sono sempre avvicinata con curiosità e rispetto, proprio come quando vado in visita in una città che non è la mia. E ho punito me stessa, e mi punisco, ogni volta che non sono stata capace di immergermi in quel nuovo mondo e entrare a farne parte.
In realtà quando vado a visitare una città che non è la mia non pretendo certo da me stessa di diventarne cittadina onoraria, mi limito a fare la turista o, se mi va bene, a viverla rimanendo profondamente cittadina della mia città d'origine.
Allora perchè nell'approdare a questi nuovi mondi umani e sociali esigo di abitarli e plasmare me stessa a loro immagine e somiglianza?
Forse amo davvero troppo poco me stessa, molto meno di quanto non ami la mia cittadinanza, evidentemente, perchè non ha proprio senso vivere costantemente con questa sensazione di inadeguamento, salvo poi farmi venire degli improvvisi moti di rabbia per cui manderei davvero tutto all'aria. Moti di rabbia e di indignazione perchè davvero per queste persone il Natale è solo una convenzione sociale, un momento in cui mettersi in mostra anche nell'atto, apparentemente generoso, di donare (un regalo, un pranzo prelibato), non c'è sincero altruismo, non c'è semplicemente amore, ma c'è superficialità, egoismo, frivolezza.
E io come posso fare la stessa cosa?
Io che non so fare cerimonie!
Io che non sono capace di convenevoli e di lusinghe!
Io che sono abituata a una familglia semplice e diretta in cui il regalo è un lusso e il desiderio di farlo è una necessità naturale e non un obbligo!
Io che sono abituata a una famiglia in cui basta stare seduti attorno a un tavolo a schiacciare noci secche e giocare a sette e mezzo, accanto all'albero addobbato tutti insieme un pomeriggio!
Improvvisamente, diventando sempre più adulta, e uscendo dal guscio mi sono accorta di quanto la mia semplice e diretta famiglia, fatta da persone felicemente qualunque, mi abbia reso inadeguata, proprio me, che odio sentirmi inadeguata!
Perchè io davvero non sono adeguata a questo inutile sfoggio, a questo mettersi in mostra. Io che sono felice se sono seduta a un angolo e mi riempio gli occhi solo nel vedere equilibrio e armonia attorno a me, io che sono felice di poter mangiare le noci che mio padre schiaccia e che mia madre mi passa chiacchierando, mentre cerco di vincere un piatto di pochi euro a sette e mezzo.
Mi ritrovo completamente immersa in una realtà in cui, se rimani seduta a un angolo vieni schiacciata come una noce, perchè cercano in tutti i modi di tirarti in mezzo, non per farti diventare la protagonista ma per poter dare sfoggio del proprio sapere, e al proprio ego, esaminando il tuo e se, mentre ti interrogano, l'occhio indagatore non trova capi firmati e, per illogica conseguenza, raffinati sul tuo corpo il sopracciglio incurvato ti fa comprendere che, anche se avessi risposto più che sufficientemente all'interrogazione, saresti comunque penalizzata per insufficienza di requisiti.
Forse dovrei solo provare a ignorare tutto ciò, lo so bene, ma come si fa se di mezzo ci sono scelte più importanti e sentimenti più forti, come si fa? Si dovrebbero contemplare scelte più radicali e forse definitive ed estreme che non voglio contemplare, seppure spesso mi senta davvero stanca e sola.
Non mi resta che abbozzare e indossare la maschera ogni volta, perchè a Natale puoi.
E così la festa più attesa e bella va, anno dopo anno, trasformandosi nella più insignificante e vuota.
Buon Natale
Ci risiamo... l'autunno è sempre più vicino e in un batter d'occhio l'estate volge al termine. Le prime maglie a maniche lunghe, le prime scarpe chiuse, il lenzuolo per coprirsi la notte. Questa lunga e calda e intensa estate sta finendo, l'estate che quest'anno mi ha allontanata un pò dal "mio piccolo diario virtuale" e mi ha fatto mancare la voglia e il tempo di raccontare le mie lunghe e piacevoli vacanze. I miei fine settimana passati alla casa al mare di Lui, le nostre giornate in spiaggia, le nostre giornate in piscina, le conoscenze fatte, i giochi, i giorni trascorsi in vacanza a conoscenza della nostra bella isola, fino agli ultimi giorni da poco passati trascorsi nella capitale, tappa oramai immancabile per noi. Un'estate vissuta d'un fiato, ricca di momenti e di avvenimenti eppure mi sembra essere volata via in un batter d'occhio... possibile? E come tutti gli anni insieme all'estate che se ne va e all'autunno che arriva, insieme al mio compleanno, giunge quel pizzico di immotivata malinconia e di spossatezza. Quella strana sensazione di vuoto, di nostalgia verso non so nemmeno cosa o chi, quella strana sensazione di paura. Quante cose durante i mesi estivi ho rimandato a settembre? Tante, tantissime cose. E ora settembre è qui, è già arrivato e passato da ben 17 giorni eppure poco ho concluso dei tanti obiettivi che mi sono prefissata. Probabilmente le sensazioni di vuoto e malinconia che provo sono in realtà i soliti malumori del mio essere costantemente in combutta con me stessa e con la mia insicurezza. Devo sempre lottare contro me stessa, contro quella me stessa che vorrebbe scappare da tutto e tutti e che vorrebbe ogni giorno vivere volando in un posto nuovo con gli occhi pronti a stupirsi continuamente e il naso in su a guardare il cielo. Devo sempre lottare contro quella me stessa che vorrebbe rannicchiarsi in un angolo e aspettare che qualcuno la cerchi e la ricopri di carezze e di abbracci, devo sempre lottare contro quella me stessa che si sente continuamente inadeguata a questo mondo fatto di superficie, di vestiti alla moda, di rapporti finti, di sorrisi di circostanza, di abbracci senza calore, di denaro, di apparenza e di melassa, di tutte quelle cose che io non riesco ad avere o non posso avere. Devo lottare sempre per poter sopravivere, per poter dare luce anche a me stessa, devo contrastarmi continuamente perchè così come sono mi sembra sempre di non andare bene. La gente attorno è sempre pronta a sfoderare le unghie e a mordere per ottenere qualcosa io, invece, non ne sono capace e resto inevitabilmente indietro accumulando insicurezze. Riuscirò un giorno a vivere una vita che per il comune senso potrò ritenere normale? Riuscirò un giorno a occupare le ore delle mie giornate talmente tanto da non sentirmi più inutile? Riuscirò un giorno anche io a sentirmi soddisfatta di me stessa senza dover solo fare finta di esserlo? Vorrei riuscire a mordere anche io, non gli altri ma la vita. Vorrei riuscire anche io a vivere là fuori la mia giornata, vorrei sfinirmi fino a crollare sul letto, vorrei poter uscire la sera con LUi sentendo di meritare quel momento di riposo, vorrei vivere la mia vita... viverla e non aspettarla e basta. Ma come potrò mai riuscirci? Ho perso il conto di tutte le volte che me lo sono ripromessa e sono ancora qui ora a sperare la stessa cosa... Chissà se un giorno riuscirò a toccare i tasti giosti dei miei ingranaggi e a cambiarmi.